AGNELLI: “Con Allegri progetto a lungo termine. Io fuori dalla Juve? Sono sereno, mi sto divertendo. Del Piero è benvenuto sempre. Chiellini ha posto in società”

Durante l’evento “Il Foglio a Milano”, ha parlato il numero uno della Juventus Andrea Agnelli. “Sono voci che hanno ascoltato in tanti. Io sono molto sereno, non ci faccio caso a questi rumors: sono fondamentalmente sereno, so cosa facciamo e so che mi diverto ed è la cosa più importante”

Contro l’Inter sarà un bello scontro nella finale di Coppa Italia.

“Ogni trofeo conta, credo che il più importante di tutti sia il campionato perché fotografa il più forte della stagione. La Champions ha più appeal ma ogni titolo conta”.

Ci sono dei rimpianti nel percorso della stagione?

“Chi non vince porta rimpianti: ci sono stati momenti negativi, ciò che fa effetto è che Juventus-Inter ha portato a giudizi diametralmente opposti sulle due stagioni. Ai bilanci non penso, ma penso alla prossima gara. Alla conclusione di ogni competizione, torni a zero e servono fame e volontà per arrivare in fondo al prossimo traguardo. Questo riguarda tutti, dai dirigenti a chi scende in campo o nei palazzetti”.

Allegri rimarrà alla Juventus?

“C’è un progetto di lungo periodo, sapevamo che quest’anno sarebbe stato difficile e avere rimpianti per la mancata vittoria finale è di buon auspicio per il futuro”.

Arrivabene?

“E’ un amministratore delegato di alto livello e ideale”.

La Juve è l’unico club ad avere una seconda squadra, è qualcosa che serve?

“Diamo la possibilità ai ragazzi di esprimersi in un campionato formativo come la Serie C, molto fisico. Questo è sicuramente molto più efficace che inventarsi nuove categorie o applicare i fuori quota”.

L’addio a Dybala è frutto di richieste economiche eccessive o ritenete che abbia dato tutto per la Juve?

“Lui ha dato tutto per la Juve, le decisioni sono figlie dei momenti. A dicembre avrei detto che Dusan Vlahovic alla Juve fosse impossibile, a gennaio quando abbiamo iniziato a parlarne pensavo fosse molto difficile per gennaio. Le risorse sono limitate e bisogna scegliere dove investirle: noi abbiamo Vlahovic, De Ligt, Locatelli. Fare un’offerta non sostenibile non sarebbe stato corretto per la società e per Dybala stesso, che deve fare l’ultimo passaggio della sua carriera”

La nuova Champions?
“Abbiamo assistito a una gara straordinaria tra Real Madrid e Manchester City, ieri ha vinto il Liverpool con un grande gioco offensivo. Questo non è un tema solo italiano: la Premier League viaggia verso i 4,2 miliardi all’anno. La UEFA si aspetta 5,2 miliardi. Abbiamo due competizioni che genereranno 28 miliardi nei due cicli di riferimento. Questo lascia capire che spazio avranno le altre: pian piano la Premier attirerà tutto il talento. La Superlega c’è già: ora rischiamo di avere due in finale di Champions, una in finale di Europa League che gioca con una scozzese. Questa è polarizzazione verticale. E poi c’è quella orizzontale: guardiamo i vincitori dei campionati. Il PSG, il Bayern Monaco, il Legia Varsavia. Abbiamo immobilizzato il calcio con questo sistema di calcio”.

Sarà possibile arrivare a vincere la vittoria della Champions per una formazione italiana?
“Negli ultimi dieci anni, solo l’Ajax è andato in uno dei campionati non big five in semifinale. Il Villarreal ha fatto un exploit ma conta chi si conferma anno su anno ai quarti di finale. Gli exploit ci sono, potremo avere chi arriverà fino in fondo anche il prossimo anno ma il circolo virtuoso si crea stagione dopo stagione”.

Le parole di Lapo su Allegri?
“Per me il progetto Max è valido, con Lapo scherziamo: interviene con delle battute interessanti”.

Cosa ha riportato Allegri?
“Uno dei principali obiettivi era riportare solidità. La gara con l’Inter ci fa rimpiangere di non aver vinto lo Scudetto, non essere felici del percorso è difficile. Abbiamo un percorso di lungo periodo, ci conosciamo con Cherubini, Nedved, con lo staff e sappiamo quel che vogliamo ottenere. Avere rimpianti è di buon auspicio verso l’anno prossimo”.

La Superlega?
“Il progetto Superlega ha due momenti significativi: da un lato c’è la condivisione di dodici club che hanno sigliato un accordo di 160 pagine. Chiedevamo di dialogare con UEFA e FIFA come primo punto. La definizione delle competizioni è un altro tema: quel che fa riflettere è la veemente reazione delle istituzioni internazionali, alcuni club si sono spaventati e hanno indietreggiato. Per avere una battaglia giuridica di questo calibro devi avere le spalle larghe e credere che il modello ora organizzante possa avere delle revisioni. La UEFA è regolatore, giudice, operatore commerciale, monopolista e gate keeper. Non è un’organizzazione moderna e il ricorso alla Corte è per avere libera concorrenza in libero mercato. Non possono essere accentrate tutte le funzioni in un unico operatore: aspetteremo serenamente il giudizio della Corte di Giustizia Europea. Ora i dialoghi sono interrotti, evidentemente. Ceferin ha visto questo come un attacco personale ma non lo è, il tempo sarà galantuomo”.

Del Piero?
“Del Piero è benvenuto sempre: ora vive coi figli a Los Angeles, ha ragazzi che vanno a scuola e ha una vita felice. E’ benvenuto in Juventus ogni volta, entrare in società vuol dire cambiare stile di vita. Alessandro è felice di quel che sta facendo ed è felice come commentatore”.

Chiellini?
“Buffon non è mai stato un esempio: quando parli di Superman è difficile sia un esempio… Giorgio ha detto che ha un paio di riflessioni da fare a casa e in società. Ora pensiamo a chiudere bene la stagione, alla finale di Coppa Italia e dopo faremo le riflessioni del caso. Giorgio ha il posto in società da qualche anno, deve solo decidere quando”.

Caso Suarez, caso plusvalenze, la Superlega: come si sopravvive a questi momenti?
“E’ stato un anno complicato ma così noi abbiamo rispetto degli inquirenti, esigiamo altrettanto. Siamo fiduciosi affinché l’operato sia stato corretto, siamo quotati in borsa, abbiamo revisori esterni. C’è da vedere come certe notizie vengono commentati in alcuni momenti e in altri”.

Chi vince lo Scudetto?
“Due punti in quattro giornate, può succedere di tutto: spero in un suicidio collettivo e che vinca la Juventus…”.

San Siro?
“Fui già criticato in passato ma sono abituato: San Siro ha fatto il suo tempo. Si è sacrificato Wembley in nome del nuovo Wembley. Sono stato a Sampdoria-Barcellona tanti anni fa e anche in quello nuovo. Non c’è paragone, l’Italia avrà sempre bisogno di uno stadio di più di 60mila spettatori, serve una vera riflessione se dovrà essere a Milano o Roma. La casa della Nazionale deve esserci ma uno stadio così, al netto di quando è pieno, è anti funzionale per ogni tipo di attività. La Nazionale in un solo stadio? Sì, molto identitario. L’Allianz Stadium? Ha avuto una crescita del 700% rispetto all’ex Comunale. Oggi ci attestiamo sui 70-80 milioni, in assenza di altri investimenti è la nostra dimensione. A Milano, con la stessa capienza, ha però un’utenza che spende di più che a Torino: noi siamo paragonabili con Stamford Bridge e Parco dei Principi e fatturano il 50% più di noi ma sono Londra e Parigi e in Francia c’è uno degli stati più vecchi e obsoleti d’Europa. Però lo stadio di proprietà è fondamentale, ho sempre suggerito a Inter e Milan di avere stadi individuali: sportivamente parlando non è l’ideale, anche se a livello economico posso capirlo. Però non ti permette di avere la simbologia dello stadio di proprietà, vedi Bernabeu e Camp Nou”.

I grandi ex nei club?
“Pensare che essere stato un grande sportivo significhi essere grande dirigente, non è assioma diretto: nel Milan, Maldini ha un ruolo di spicco ma a fianco ha un ad con grande cv come Ivan Gazidis. E’ un riferimento forte e poi c’è Ricky Massara che è un ds forte. Maldini si inserisce in modo perfetto. Per Pavel Nedved ho fatto io il ruolo di tutor ma aveva Marotta e Paratici: lo hai inserito con loro, ha capito le dinamiche fuori dal campo. Quel che dicono è ‘non pensavo fosse così complicato’ o ‘non pensavo ci fossero così tante cose da fare’. E’ necessario avere figure così”.

Quale futuro per il calcio italiano e cosa cambiare dopo l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali, per evitare che accada ancora?
“Servirà stare attenti a non farsi cogliere da volontà di modificare norme e regole federali, il problema è alla base. Se torniamo alla generazione del 2006, è quella cresciuta dalla strada. Oggi è difficile mandare i ragazzi a giocare per la strada, ora c’è bisogno di qualcosa di Federale sui modelli svizzero, belga, francese, ovvero che permetta ai giovani di confrontarsi coi pari categoria. Sarebbe fondamentale una legge sullo ius soli, disperdiamo tanto talento: da lì ripartiamo senza farsi prendere dalle ansie, i progetti e le visioni sono a dieci anni e non si risolve tutto dalla sera alla mattina”.

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